I Longobardi in Italia


A metà del VI secolo l’Italia, da poco riconquistata dai Bizantini, subì un nuovo grande cambiamento con l’arrivo dei Longobardi, un popolo germanico originario della Scandinavia e successivamente stanziatosi in Pannonia (l’attuale Ungheria). Spinti dalla pressione degli Avari, i Longobardi guidati dal re Alboino entrarono in Italia nel 569 attraverso il Friuli. In breve tempo conquistarono vaste aree della penisola: la Pianura Padana, la Toscana, le regioni alpine e i ducati di Spoleto e Benevento, ponendo così fine all’unità politica italiana e dividendo il territorio tra dominio bizantino e dominio longobardo.

Inizialmente, i Longobardi non avevano uno stato centralizzato: il potere del re era debole e l’autorità era esercitata dai duchi, capi locali dei gruppi guerrieri uniti da legami familiari con un antenato comune, chiamato “fare”. Col tempo, però, i Longobardi riconobbero la necessità di rafforzare il potere centrale per consolidare il controllo sul territorio e favorire la convivenza con la popolazione romana.

Un passo importante avvenne con l’elezione del re Autari: i duchi gli cedettero una parte delle loro terre, che divennero patrimonio regio. Questi territori erano amministrati da funzionari del re, i gastaldi, incaricati di mantenere l’ordine, riscuotere tasse e amministrare la giustizia.

Dopo la morte di Autari, la sua vedova Teodolinda – cattolica – sposò il nuovo re Agilulfo e lo convinse a convertirsi al Cattolicesimo, favorendo così la progressiva conversione dell’intero popolo longobardo e migliorando i rapporti con i Romani.

Il processo di rafforzamento dello stato continuò con il re Rotari, che nel 643 promulgò il celebre Editto di Rotari, primo tentativo di mettere per iscritto in latino le leggi e le consuetudini longobarde, fino ad allora trasmesse oralmente. L’editto affidava l’amministrazione della giustizia a funzionari regi e aboliva la pratica della faida (la vendetta privata), sostituendola con il guidrigildo, cioè un risarcimento in denaro per compensare i torti subiti e ridurre così le violenze.

 

  

 

 


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